Lui & Lei
Un regalo di compleanno inaspettato #2
giorgal73
13.04.2026 |
544 |
1
"La forza della sua bocca, il modo in cui Gioia mi strattona dolcemente verso di sé, azzera ogni distanza e senso di colpa residua..."
Gioia prende una spugna imbevuta, tiepida, e comincia a strofinarmi piano la pancia e il torace per togliere i residui di scrub. Potrebbe essere uno dei gesti più asessuati della terra, ma lei lo trasforma in una premessa erotica. «Posso chiederti che storia ti piacerebbe vivere, proprio ora?» Mi sorprendo di quella domanda, così spudorata e infantile allo stesso tempo. Tuttavia, la mia anima libertina gioisce e trova un possibile spiraglio. Pertanto, come sempre, cerco di vincere la mia timidezza con una frase d’effetto:
«La stiamo già scrivendo,» rispondo, e mi accorgo di sorridere come un ragazzino in gita. Gioia deglutisce piano, abbassa la testa. Ha capito.
«Ora devi fare la doccia per togliere tutto il sale. Poi riprendiamo con la crema idratante.» Mi accompagna alla doccia accanto, un box grande con soffione a pioggia cromato e piastrelle di travertino tiepide sotto i piedi nudi. Il vapore già sale nell’aria, formando piccole gocce di condensa sullo specchio a parete.
Prima che esca la fermo, la mia mano che sfiora il suo polso sottile. «Senti, Gioia…» sussurro, la voce roca che tradisce le mie intenzioni, «ti va di aiutarmi? Dietro la schiena non ci arrivo bene.» I suoi occhi scuri si dilatano appena, le pupille che mangiano l’iride come l’inchiostro sulla carta assorbente.
Lei mi guarda, titubante, gli occhi scuri che danzano tra desiderio e prudenza professionale. Io alzo le mani in un gesto di resa innocente, l’acqua che già forma piccole gocce lucenti sulla mia pelle.
«Solo la doccia. Niente di strano…»
Silenzio pesante come velluto bagnato. Poi, lentamente, con le dita che tremano appena visibilmente, inizia a sbottonarsi il camice bianco. Lo lascia cadere sul pavimento con un fruscio leggero. Rimane in intimo: un reggiseno di pizzo nero, elaborato come un’opera d’arte gotica, che contiene a stento il seno abbondante, la pelle color miele che trabocca dai bordi; un perizoma minuscolo che rivela fianchi morbidi e perfettamente proporzionati.
«Va bene» dice piano, la voce un soffio caldo nell’aria umida.
«Ma nel racconto non usare il mio nome vero e non dire dove lavoro. E non facciamo sesso. Solo doccia.»
Entra con me sotto il getto caldo. L’acqua è bollente, il vapore riempie subito il box, appannando le pareti di vetro. Io mi giro di schiena, lei prende il docciaschiuma e se ne versa una generosa dose sulle mani.
«Oddio, Giorgio… sei pieno di sale» mormora e ride mentre inizia a insaponarmi le spalle. Le sue mani scivolano decise, forti ma ora più lente, quasi carezzevoli.
Si appoggia completamente a me. Sento i suoi seni nudi – ha slacciato il reggiseno senza che me ne accorgessi – premere contro la mia schiena, caldi e pesanti. I capezzoli duri come sassolini tracciano linee di fuoco mentre lei si muove su e giù, strusciandosi senza vergogna.
«Mhmm… ti piace?» sussurra vicino al mio orecchio, il fiato caldo. «Sento il tuo cuore che batte fortissimo.»
«Troppo» butto lì, piegando la testa per lasciarle spazio di lavorare meglio. Il profumo del suo shampoo invade il riquadro, dolce e selvatico, candito e speziato come una promessa fatta d’inverno. Le mani di Gioia continuano a spalmare la schiuma su spalle e lombari, poi scendono decise. Si ferma sulla linea dei glutei, insiste come se volesse davvero levarmi di dosso i residui di sale e di cellule morte, poi fa scorrere le mani sui fianchi e attraverso la cintura scapolare. Ogni tanto mi strizza i muscoli come arance mature, si concede una carezza più lenta, un graffio col mignolo.
Quando mi fa voltare, resto di sasso. È completamente nuda, la pelle scurita dalle luci calde e dal vapore. Il corpo tostissimo di chi mangia poco e invece si allena tanto, il seno pieno che cede appena sotto la gravità, le punte rosa scuro tese e lucide. Le gocce d’acqua disegnano sentieri irregolari sulle sue curve, soprattutto tra le cosce perfette che non smettono di muoversi in un continuo aggiustarsi, quasi volesse mostrarsi solo a metà, come se la nudità fosse più sua che mia.
«Non devi fare niente» sussurra, appena sopra il rumore della pioggia artificiale. «Chiudi gli occhi.»
Lo faccio, lasciando che le mani di lei risalgano al petto, si arrampichino sulle costole, lo carezzino in su e in giù alternando pressione e leggerezza. Poi scende all’ombelico, la sento ridere piano mentre mi bagna completamente, il dorso delle sue dita che sfreccia sotto la pancia, sfiora il limite della zona pericolosa, senza fretta. È lei che conduce il gioco, e non sono mai stato così contento di restare a guardare.
Lei si abbassa, mi insapona le gambe con dedizione monastica, le dita che massaggiano polpacci e ginocchia, e solo quando rialza lo sguardo mi accorgo che Little Joe è in erezione piena, un ramo vellutato che lei osserva senza sorpresa quasi fosse una normalissima parte della routine. E invece, di routine, qui non c’è niente.
Non mi tocca, non ancora. Prende la spugna e la passa tra le cosce, sfiora l’asta con il dorso della mano, la pulisce con la stessa naturalezza con cui avrebbe lucidato una coppa di cristallo.
Le sue mani che durante il massaggio erano delle armi di distruzione - forti, determinate, quasi violente - ora sono gentili e delicate come ali di farfalla sulla mia pelle ipersensibile. Si soffermano sulla parte interna delle cosce, tracciando piccoli cerchi con i pollici. Poi, senza preavviso, sento il caldo umido della sua bocca che abbraccia il mio glande, prima solo un bacio leggero, poi le labbra che si schiudono completamente attorno a me, la lingua che disegna spirali lente. Perdo la ragione in un’ondata di calore che mi attraversa dalla punta dei piedi fino alla nuca.
Un assaggio veloce, appena la punta della lingua che lambisce il glande come per assaporare una prelibatezza proibita, poi si stacca da me con un suono umido. Mi guarda dal basso, gli occhi scuri velati di desiderio, le labbra lucide e socchiuse, una goccia d’acqua che le scivola lungo la guancia arrossata: «Posso?»
Il pensiero mi fa tremare appena le gambe, un senso di vertigine tra la pancia e i polsi. Apro gli occhi, incrocio i suoi: tutto quello che sta succedendo si concentra lì, sullo smalto nero delle sue iridi, che mi specchiano e mi sfidano a eccedere il confine. Non rispondo, o meglio, non servono parole. Annuisco appena, un gesto minuscolo che forse serve più a me che a lei.
Gioia sorride un secondo, il tempo di scivolare sul pavimento bagnato, poi di nuovo, la sua bocca calda si chiude intorno all’asta tesa, stavolta con decisione. La lingua morbida danza sotto, accarezza la superficie, poi si arrampica lungo il frenulo lasciando piccole scosse che salgono su fino al cervello. Sento i palmi delle sue mani che si ancorano alle mie cosce, le dita che si intrecciano quasi a farmi restare fermo, obbligarmi a non scappare da quella morsa di piacere puro. Mi viene da gemere, ma trattengo il respiro e resto immobile mentre lei avanza con colpi lenti, circolari, alternando profondità e carezze, ritmo e sospensione.
Il box doccia amplifica ogni suono - lo sbattere delle gocce sulle piastrelle, il respiro leggero che si trasforma in ansimo, il sottile schiocco di saliva ogni volta che la sua bocca si stacca e torna a succhiare. Sento il cuore battere nelle orecchie, la testa riempirsi di un ronzio liquido. Non penso più a niente, solo a lei inginocchiata ai miei piedi, le spalle sotto la mia presa, i polpastrelli che mi scavano nella carne mentre mi porta ai limiti della resistenza.
Devo dirlo: «Gioia… basta, per favore, se no - » ma neanche io voglio fermarla, e lei lo sa. Ride, la voce graffiata che mi arriva piena di orgoglio e perversità: «Vai tranquillo, non mi offendo» e riprende, più vorace di prima. Lo fa con una cura, una precisione, come se fosse una liturgia anticlericale; ogni tanto si ferma, mi guarda negli occhi, poi riparte senza fretta.
Aveva detto: non facciamo sesso, solo doccia. Ma questa cosa qui è tutto: è intimità, è scandalo, è una scena che girerei al rallentatore solo per poterne ricavare ogni singolo dettaglio.
«Ti piace come te lo succhio? Dimmi che ti piace, Giorgio.»
«Cazzo, sì… sei bravissima» gemo io, una mano tra i suoi capelli bagnati.
Lei accelera, la testa che va avanti e indietro, l’acqua che schizza ovunque. Una mano mi massaggia i testicoli, l’altra mi stringe la base. «Voglio farti venire così… ma non ancora. Voglio sentirti godere di più.» Si ferma un secondo, mi guarda dal basso con gli occhi lucidi di desiderio.
«Girati! Voglio strusciarmi ancora mentre te lo succhio da dietro.»
Obbedisco. Lei si rimette in piedi per un attimo, si preme contro di me, il seno schiacciato sulla mia schiena, poi si abbassa di nuovo. La sento riprendere in bocca, più avida di prima. Il piacere è quasi insopportabile. La forza della sua bocca, il modo in cui Gioia mi strattona dolcemente verso di sé, azzera ogni distanza e senso di colpa residua. La lingua mi insegue il battito, mi brucia la pelle sottile sotto l’asta, poi lascio fare: chiudo gli occhi mentre il naso di lei affonda tra le natiche, e la bocca mi tiene stretto, caldo, umido. Ogni respiro da adesso in poi è solo un brivido secco che trema all’altezza della pancia.
Nella penombra liquida della doccia mi sembra che il tempo si allunghi, come le ombre nelle piscine la mattina presto. Sento le sue mani forti che mi afferrano i fianchi, che mi accarezzano e un attimo dopo mi artigliano con la violenza gentile delle passioni oneste. Strofina la faccia sulla mia schiena, le labbra e la lingua mi puliscono e mi marcano ovunque.
Parte 2 di 4 - Continua
*** Note ***
Era da parecchio tempo che non avevo avventure così vive e personali da raccontarvi. Un po’ per colpa mia, un po’ perché l’universo sembrava essersi preso una lunga pausa dai miei desideri. Ma ho imparato ad avere pazienza… e quando meno te lo aspetti, arriva il regalo perfetto.
Quest’anno, per il mio 53esimo compleanno, l’universo mi ha fatto un omaggio davvero speciale: una ragazza dal corpo da peccato e dal desiderio sincero, che ha trasformato un innocente massaggio termale in un’esperienza calda, bagnata e indimenticabile.
Gioia, ovviamente, non è il suo vero nome. Ho modificato alcuni dettagli del suo aspetto per rispettare la sua privacy, ma quello che non ho cambiato – e non avrei mai potuto – è la sua femminilità prorompente, la sua pelle morbida che scivola sotto l’acqua, la sua voce roca mentre gemeva e quella fame di piacere così naturale, calda e travolgente.
La cosa più eccitante di tutte? Anche lei è una lettrice abituale di questo sito. Chissà, forse sta leggendo queste righe proprio adesso, con un sorriso malizioso sulle labbra e le gambe ancora un po’ deboli al ricordo di quella doccia. Gioia, se passi di qua… sai già cosa fare. Un commento, una foto, il tuo annuncio… sarebbe un regalo bellissimo per tutti noi.
Nel frattempo, ho già in mente di coinvolgerla in qualcuna delle mie scorribande estive. Il Club di Minerbio è già in cima alla lista: sono convinto che quest’estate tornerà a essere il palcoscenico perfetto per nuove storie bollenti, ancora più spinte.
Per il momento vi saluto, lettori, ancora con il calore della sua pelle bagnata addosso e il suo respiro spezzato nell’orecchio.
Se questa storia vi è piaciuta, fateci un grande regalo: lasciate un commento caldo e un bel mi piace. Sapete quanto mi fate felice… e soprattutto quanto potrebbe piacere a lei.
Chissà. Magari questo è solo l’inizio di una nuova stagione di racconti molto, molto bollenti.
A prestissimo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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